Riforma della giustizia, il governo di Giorgia Meloni apre al confronto, ma mantiene la linea: ecco cosa potrebbe cambiare.
La giornata di protesta nazionale indetta dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha coinvolto le principali città italiane, con un’adesione che ha superato l’80%, come dichiarato dal presidente Cesare Parodi. Al centro della mobilitazione c’è la riforma promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che introduce importanti cambiamenti nella magistratura: cosa ha fatto il governo Meloni.
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Sciopero magistrati, adesioni record: cosa ha fatto il governo Meloni
Tra i pilastri della riforma spiccano la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di un’Alta corte per i procedimenti disciplinari, l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura (Csm) distinti e il sorteggio dei componenti togati anziché l’elezione.
Dopo la mobilitazione, la premier Giorgia Meloni ha convocato un vertice a Palazzo Chigi con il Guardasigilli Carlo Nordio e i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani per definire la strategia di dialogo con la magistratura.
Il 5 marzo, la presidente del Consiglio incontrerà le Camere Penali e l’Anm per ascoltare le richieste delle toghe.
Tuttavia, secondo quanto emerso dal vertice, il governo intende portare avanti la riforma, ribadendo che non si tratta di un intervento contro i magistrati.
“Non ci sarà mai alcun tentativo di mettere sotto l’ala del governo i magistrati”, ha assicurato Antonio Tajani.
Quote rosa e sorteggio temperato: le possibili modifiche
Nonostante la disponibilità al confronto, l’esecutivo sembra orientato a confermare la struttura portante del disegno di legge. I margini di modifica si limiterebbero a interventi minori, come l’introduzione delle quote rosa all’interno del Csm e il cosiddetto sorteggio temperato per i membri togati.
La proposta prevede di sorteggiare un gruppo di magistrati eleggibili, tra cui giudici e pm potrebbero votare i futuri membri del Csm. Per i componenti laici, invece, i candidati verrebbero selezionati dal Parlamento.
Riforma giustizia, tempi e iter parlamentare
La riforma, approvata dalla Camera lo scorso 16 gennaio, è attualmente all’esame del Senato. Trattandosi di una modifica costituzionale, l’iter richiede una doppia approvazione da entrambe le Camere, a distanza di almeno tre mesi l’una dall’altra.
Eventuali modifiche al testo potrebbero allungare ulteriormente i tempi rispetto alla scadenza indicata da Carlo Nordio, che punta all’approvazione definitiva entro il 2026.
Il governo Meloni si dice pronto al confronto con la magistratura, ma rimane determinato nel portare avanti la riforma della giustizia.
I margini di modifica sono ridotti e riguardano principalmente aspetti secondari, mentre i punti fondamentali – come la separazione delle carriere – restano saldi.
Il prossimo incontro con l’Anm sarà decisivo per capire se ci saranno ulteriori aperture da parte dell’esecutivo.